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Maschere Nude

"Maschere Nude" è il titolo di una raccolta di Pirandello: un titolo affascinante!

 

Maschere nude: un bell'ossimoro! La maschera che copre, nasconde e l'essere nudi, totalmente scoperti, senza veli. La maschera che in realtà rivela.

Chi soffre indossa sempre una maschera nella relazione con l’altro.

Ma la maschera ci nasconde o ci svela? Indossiamo una maschera per dare una certa immagine di noi? quella che vogliamo che l'altro guardi e quella che ci aspettiamo che l'altro voglia?

Quale immagine vogliamo dare di noi? Cosa vogliamo che l'altro veda?

Come ci aspettiamo che sia lo sguardo dell'altro?

Lo sguardo che incontriamo nell'altro o meglio che vogliamo incontrare, che cerchiamo costantemente, è lo sguardo che ci riporta nel nostro passato, alla prima volta in cui lo abbiamo incontrato. Lo sguardo di un genitore severo e critico, o ansioso e preoccupato. Lo sguardo di un seduttore o di un carnefice. Lo sguardo non sguardo di una presenza assente.

Lo sguardo che cerchiamo quindi è quello "traumatico": costantemente ci rimettiamo nella stessa posizione quasi a rivivere lo stesso trauma per l'inconsapevole bisogno di ripetere ciò che ci ha fatto male.

Cosa ci aspettiamo dunque che l'altro voglia?

Proiettiamo costantemente quelle aspettative storiche (reali o immaginate) che abbiamo introiettato: essere il bambino bravo, ubbidiente e silenzioso, che non si lamenta mai, che accondiscende e non dice mai di no oppure il figlio sempre bambino che ha bisogno di accudimento o il bimbo maturo che deve prendersi cura e risolvere i problemi o ancora il preferito o la pecora nera, che non va mai bene, che sbaglia sempre.

Qualunque sia la posizione storica assunta per rispondere a delle aspettative percepite (anche facendo il contrario e opponendosi si resta legati perché non è una scelta libera) in ogni relazione interpersonale si riattivano le stesse modalità, ci si rimette nello stesso ruolo. Ogni volta riproponiamo all’altro quell’immagine di noi: vogliamo che l’altro ci veda così! E l’immagine che vogliamo dare di noi è strettamente legata anche all’immagine che abbiamo dell’altro che spesso non è l’Altro reale, ma è l’Altro storico.

La maschera allora non nasconde, ma svela: ci svela aspetti importanti delle dinamiche familiari, relazionali, del ruolo assunto, delle aspettative introiettate.

La maschera come il sintomo copre e al tempo stesso scopre: rivela un disagio.

Quel disagio generato da un dolore che solo attraverso un profondo lavoro introspettivo può essere compreso, accolto, superato.

Il dolore non accolto, gestito, negato nell’illusione di poterlo cancellare genera sintomi e maschere che rendono schiavi.