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Elogio della tristezza

Ormai ci concediamo davvero poco la tristezza, come se fosse un’emozione tabù che non trova spazio in un mondo che ci vuole sempre felici e sorridenti. Eppure la tristezza è un’emozione fondamentale, vitale, necessaria, strutturante. La tristezza è la capacità di riconoscere e accogliere un momento di difficoltà, una mancanza, un dolore... senza negarlo, razionalizzarlo o fuggirlo. Sembra che noi abitanti della nostra epoca abbiamo paura della tristezza e cerchiamo ogni strategia per bypassarla. La tristezza è diventata un “sintomo”, un segno di debolezza, una fragilità da nascondere. E invece la tristezza assume un valore fondamentale per il benessere: riconoscere quello che mi fa o mi ha fatto male, comprendere ciò che genera disagio è il primo passo per poter superare le proprie difficoltà, per mettersi in gioco, per cominciare a cambiare. La vita è costellata di emozioni e solo imparando ad accoglierle tutte possiamo realmente stare bene. Non solo: la tristezza risulta fondamentale per entrare in contatto con gli altri, per essere capaci di empatia, di com-passione. Dobbiamo ricominciare a dare spazio alla tristezza senza timore che ci distrugga, senza timore che eclissi la possibilità di un benessere, anzi. La felicità richiede anche la tristezza, così come le altre emozioni, perché tutte ci permettono di vivere pienamente. La vita comporta emozioni diversificate, gratificazioni e mancanze, esperienze piacevoli e spiacevoli, desideri e frustrazioni, conquiste e perdite, cambiamenti e certezze ed ogni situazione, circostanza, evento ci permette di esistere come individui nella nostra complessità umana.