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Sulla felicità

Sento spesso parlare di questo #desiderio, o forse meglio dire di questo #bisogno, di trovare la #felicità. Ma poi quando si parla di felicità sembra che si tratti di un #concetto molto vago, talvolta #ambiguo e sicuramente talmente #idealizzato da essere ormai #irrealistico, tanto da alimentare costantemente #disagio, #sconforto, #impotenza e #senso di #inadeguatezza. 

Sembra a volte che la felicità sia un #prodotto acquistabile al #mercato e forse è per questo che proliferano venditori di felicità #illusoria, che dispensano ricette apparentemente infallibili, eppure così standardizzate e impersonali.

Come se la felicità fosse una somma di ingredienti specifici e valevoli per tutti.

Appare scontato sottolineare quanto l’idea della felicità sia #culturalmente determinata e anche subdolamente veicolata affinché tutti rispondano agli stessi #stimoli o si sentano condizionati dagli stessi fattori.

Oggi la felicità sembra confusa con l’idea dello #sballo, del #divertimento estremo, del superare i #limiti o del non avere nessun #pensiero negativo. Felicità dunque che sconfina nell’ #atarassia, nel non avere nessun #turbamento. Eppure se la felicità coincidesse con l’atarassia saremmo senza stimoli, senza #sentimenti, senza #emozioni, e come potremmo essere felici senza #emozionarci, senza #innamorarci, senza #desiderare, senza provare #piacere? 

Dobbiamo forse iniziare a pensare che la felicità non coincide con l’assenza di #preoccupazioni o anche di emozioni #scomode, ma è fatta di piccole cose di #valore non quantificabile, di #gesti quotidiani, di #desideri soddisfatti, di #progetti costruiti, di emozioni vissute e anche di #delusioni, di #sconfitte, di #paure, di #preoccupazioni, di #pianti e di #risate, di #gratificazioni e #frustrazioni. La felicità allora diventa la #possibilità personalissima di #vivere a pieno la #vita in ogni sua #sfumatura. Felicità come possibilità di #realizzarsi e di sentirsi bene con se stessi, di essere #appagati di ciò che abbiamo e non di ciò che #manca, di #goderci ciò che c’è e non di vivere in funzione di ciò che #idealizziamo (e che per sua natura resta inarrivabile e #impossibile), di #godere del pieno e non del #vuoto, di vivere in prima persona e nel presente piuttosto che vivere in #attesa, aspettando qualcuno o qualcosa che venga a “salvarci” e delegando a qualcuno o qualcosa il nostro #benessere.