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Funzioni e significato dei sintomi psicologici

Ogni sintomo psicologico nasconde sempre significati soggettivi e personali e motivazioni spesso incomprensibili anche a chi li vive sulla propria pelle. Eppure ogni sintomo ha radici profonde nella storia di ciascuno, nella storia di emozioni vissute o mancate, di esperienze significative e traumatiche, di significanti appresi, trasmessi, interpretati e di modalità di accogliere, esprimere e gestire la sofferenza e il disagio.

Qualunque sintomo, sia esso un sintomo umorale, affettivo, sessuale, alimentare o abbia a che fare con l’alcol, la droga, il gioco d’azzardo, internet, lo shopping, ecc. svolge sempre una specifica funzione.      

Un sintomo può infatti essere una COMPENSAZIONE di mancanze storiche o attuali, di  vuoti affettivi, sessuali, sociali, lavorativi o ancora di un profondo senso di inadeguatezza corporea, relazionale, prestazionale. Un sintomo può anche compensare una profonda fragilità narcisistica, ovvero quella discrepanza tra i propri ideali irrealistici, perfezionisti e crudeli e un’immagine di sé caratterizzata da svalutazione personale e disistima. Ancora un sintomo può esistere come compensazione nella misura in cui si configura come meccanismo di apparente ipercontrollo della propria vita, del proprio corpo, o dell’altro per sopperire ad un  massiccio e radicato senso di impotenza generalizzato.

Un sintomo può avere anche una funzione di AUTOCURA rispetto a vissuti recenti o storici di fallimento, delusione, disilussione, perdita, mancanza e può in qualche modo fungere da rappresentante di un vissuto traumatico che si rimette in scena nel tentativo di padroneggiarlo.

Un sintomo può svolgere inoltre una funzione di AUTOPUNIZIONE rispetto alle proprie difficoltà o incapacità ovvero costituire il comportamento reale per rispondere al proprio senso di colpa e di incapacità, espressione di un giudice interno spietato.

Non dimentichiamo anche quanto i sintomi possano essere utilizzati strumentalmente per l’EVITAMENTO di situazioni fobiche o ansiose: se ho un sintomo, questo diventa la “scusa” migliore per non fare, per non uscire, per non prendermi cura di me, per non cambiare, secondo la logica del “tanto ormai”.

E in questa logica di evitamento che un sintomo può rappresentare una soluzione apparente e fallimentare di gestire e risolvere un conflitto interno: di fronte ad una scelta scomoda al sintomo viene delegata la decisione finale (ad es. uscire o non uscire?) perché si fa fatica a riconoscere il proprio desiderio e ad assumersene la responsabilità, insomma il sintomo viene strumentalizzato per un SABOTAGGIO, o meglio un AUTOSABOTAGGIO.

Infine dobbiamo ricordare le funzioni ANSIOLITICA e ANTIDEPRESSIVA di un sintomo, soprattutto quando parliamo di un sintomo di dipendenza. Tutti forse abbiamo sperimentato come ad es. mangiare quel cucchiaio di nutella possa risultare una coccola in un momento di abbassamento dell’umore….ovviamente si tratta di un comportamento diffuso che può assumere forme molto distruttive.    

Ci sono anche funzioni e significati molto più complessi assunti da un sintomo come quello protettivo, identitario, punitivo, ma quello che di fatto è importante ricordare è che un sintomo non è mai il problema in sé ma è il modo specifico e personale in cui una persona esternalizza ed esprime la sua sofferenza.