Chi sono e cosa faccio

Dopo gli studi classici mi sono laureata in Psicologia dei processi relazionali e di sviluppo e in Psicologia clinico-dinamica.

Dopo la laurea ho continuato la mia formazione attraverso master e corsi di specializzazione e attraverso l’esperienza sul campo.

 

La scelta del master in mediazione familiare nasce dalla constatazione della necessità sempre maggiore di aiutare e sostenere le coppie e le famiglie non solo nei momenti di crisi e di rottura del rapporto ma di agire in forma preventiva accompagnando la coppia e la famiglia nelle tappe evolutive importanti (convivenza, matrimonio, neo-genitorialità, figli adolescenti, ecc.) e di sostenerle nelle situazioni di difficoltà che possono intervenire.

(problematiche lavorative, mancato accordo sull’educazione dei figli, trasferimento in altra città, lutti) o in caso di conflittualità.

 

La mediazione di coppia o familiare mira a favorire la comunicazione tra i membri della coppia o della famiglia, a comprendere eventuali dinamiche di interazione disfunzionali, a far emergere vissuti ed emozioni legate ad una situazione o evento, a superare eventuali barriere generazionali nel caso di conflittualità con i figli, a riconoscere e risolvere rancori presenti o passati, a favorire la messa in campo di risorse personali o interpersonali per affrontare impasse o difficoltà.

 

La mediazione di coppia risulta uno strumento molto utile anche nella risoluzione di problematiche sessuologiche, quando quest’ultime sono dovute a vissuti di ostilità di uno o entrambi i partner nei confronti dell’altro, a differenze valoriali rispetto alla sessualità, alla mancata condivisione/comunicazione di pensieri, vissuti, fantasie, alla difficoltà nel costruire un’intimità emotiva/erotica. 

 

Per offrire un servizio maggiormente efficace in campo sessuologico ho scelto di specializzarmi presso il Centro Italiano di Sessuologia in Sessuologia Clinica.

Le problematiche e le conflittualità di molte coppie hanno la loro radice in camera da letto, nelle difficoltà sessuali di uno o entrambi i partner che vengono sepolte più o meno consapevolmente dai litigi costanti che invadono ogni campo della quotidianità o al contrario i conflitti che nascono rispetto ad altre tematiche invadono anche la sfera sessuale contribuendo a ridurre il benessere di coppia e aumentando il rischio di una rottura.

Le difficoltà sessuali possono essere individuali o di coppia e possono riguardare inibizioni, fobie, dipendenze, disfunzioni sessuali, perversioni, ma anche fantasie non condivise, differenze valoriali relative al sesso, mancato accordo sulla frequenza e/o sulla modalità di vivere la sessualità.

La consulenza sessuologica di coppia mira a comprendere quali sono le difficoltà sessuali della coppia, da cosa sono generate e quali strategie e strumenti personali o interpersonali possono essere acquisiti e applicati per la risoluzione delle problematiche.

La consulenza sessuologica individuale permette di comprendere le motivazioni contingenti e/o storiche alla base delle proprie difficoltà, di elaborare eventuali vissuti dolorosi e di raggiungere un proprio benessere sessuale.

 

Consapevole dell’importanza e della centralità dell’alimentazione nelle pratiche e nei rituali familiari, sociali e culturali, ma anche nelle ossessioni individuali, nel 2015 ho svolto un master in nutrizione clinica. Il cibo, il corpo, il peso oggi si prestano sempre più ad un uso emotivo (ansiolitico/antidepressivo) e sono spesso investiti di vissuti dolorosi divenendo mediatori di conflittualità irrisolte e traumi non rielaborati.

Dal 2015 collaboro anche con l’associazione Mondosole di Rimini che si occupa della prevenzione e della cura di anoressia, bulimia e binge eating.       

 

 

Dal 2012 mi occupo di riabilitazione psichiatrica e psicosociale.

L’esperienza sul campo mi ha portato nel 2015 a dare vita alla cooperativa “Cambiamenti” che si occupa specificamente di percorsi residenziali, semiresidenziali, diurni e domiciliari di riabilitazione psichiatrica. Cambiamenti nasce dall’idea di generare cambiamenti reali nella vita delle persone in cura, ma anche nella società stigmatizzante e chiusa rispetto a chi presenta maggiori difficoltà. La mission è anche quella di generare cambiamenti nella stessa riabilitazione psichiatrica, abbandonando la prospettiva di comunità-parcheggio a vantaggio di percorsi realmente abilitanti e riabilitanti che puntano all’inclusione e al reinserimento sociale, ma anche ad una riabilitazione psicoaffettiva dei pazienti.

Sono nati così gruppi-appartamento che fanno propria la filosofia delle case-famiglia e che accolgono persone con problematiche psichiatriche, disabilità mentale, dipendenze.

Cambiamenti anche nel senso di cambia-menti: offrire nuove prospettive di vita, un nuovo modo di vedere e vedersi, strumenti per affrontare e superare le proprie difficoltà. E in ultimo cambia-menti come impegno sociale per creare una società più aperta e inclusiva.   

 

La riabilitazione psichiatrica passa necessariamente anche per una riabilitazione psicoaffettiva delle persone.

Da questa constatazione è nata l’idea di strutturare dei percorsi di riabilitazione psicoaffettiva e psicosessuale per i singoli e le coppie che nella propria vita incontrano delle difficoltà nella sfera affettiva-amorosa-sessuale.

“Non siamo mai così privi di difese come nel momento in cui amiamo” diceva Freud e infatti nell’affettività si manifestano la maggior parte delle nostre difficoltà.

Bisogni infantili insoddisfatti, condizionamenti familiari e socio-culturali, paure, insicurezze, ferite e traumi storici spesso invadono il campo delle relazioni amorose generando sofferenza, disagio quando non vere e proprie patologie in campo affettivo e sessuale.

Allo stesso modo l’educazione ricevuta o mancata, i tabù, le credenze personali, i desideri e le fantasie (consapevoli o inconsapevoli, accolti o negati, repressi o accettati) così come la percezione o l’interpretazione del comportamento dell’altro possono generare angoscia o disagio e alterare o inibire la vita affettiva e sessuale. 

 

Educazione familiare e pregiudizi culturali incidono anche nell' accogliere positivamente o negativamente la propria identità sessuale.

In un contesto eterosessista e omonegativo non è facile riconoscere e accettare un orientamento non eterosessuale. La scoperta della propria omosessualità o bisessualità può attivare meccanismi di difesa e di autocensura che generano intensa sofferenza e possono anche produrre sintomi invalidanti (dipendenze, agiti autolesivi, compulsioni, aggressività, depressione, ansia).

Le istituzioni in primis quelle educative e scolastiche ma anche quelle sanitarie appaiono ancora fortemente eteronormative e certamente non inclusive alimentando un senso di vergogna, di colpa e di solitudine di chi non si riconosce in un orientamento sessuale dato per scontato. 

L' omogenitorialità allo stesso modo è ancora fortemente osteggiata e incontra critica e ostracismo con un impatto negativo sulla salute psicologica delle famiglie che spesso per non incorrere in un pregiudizio e in un "te l'avevo detto" non chiedono aiuto in caso di difficoltà con un figlio o di un figlio.

Per questo nel 2016 è nata l'idea di creare un servizio specifico e specialistico per i singoli, le coppie e le famiglie LGBT per aiutarli e sostenerli nel loro percorso di vita fornendo supporto emotivo, psicologico e informativo sia nell'accettazione del proprio orientamento e nel coming out, sia nella costruzione di un rapporto di coppia, sia nel desiderio e nella concretizzazione di un progetto di genitorialità.

Il mio approccio

Dai minori, alla psichiatria, alle dipendenze ogni esperienza mi ha fatto sempre più rendere conto dell’importanza di una relazione autentica con le persone, una relazione senza formalismi e senza quella distanza emotiva che caratterizza spesso il rapporto tra educatore/medico/psicologo e paziente.

Dalla riflessione su questa necessità di umanizzare ed “emotivizzare” il rapporto clinico è nata l’idea di una modalità di lavoro basata su una maggiore condivisione e interazione, un approccio in cui il clinico abbandona le sue vesti accademiche, scende dal piedistallo di una superiorità apparente e dal bisogno di essere idealizzato per incontrare l’altro al di là di ogni etichetta diagnostica e valutativa.

In questa visione lo psicologo non è davanti né sopra ma accanto alla persona in un percorso che mira alla recovery intesa in tutti i suoi significati: come recupero delle proprie capacità e abilità, ripresa da uno stato di disagio o difficoltà, riconquista di una libertà e di una serenità, guarigione da uno stato di malessere e raggiungimento di un benessere soggettivo.

Nell’ottica di una recovery è la persona che chiede aiuto ad essere protagonista di un percorso non precostituito e prestabilito, non basato su protocolli rigidi e standardizzati, ma al contrario costruito insieme al clinico in base alle risorse presenti e potenziali, ai desideri, ai valori e agli obiettivi, necessariamente soggettivi.


La libertà di essere, di pensare, di fare è la finalità del mio lavoro clinico.

Libertà che spesso è ostacolata da inibizioni, sintomi, insicurezza, ansia, depressione, senso di inadeguatezza, senso di colpa, dinamiche di interazione passate o presenti, pregiudizi socio-culturali, che portano a sentire, pensare e agire non in base a ciò che che si sente ma a ciò che si deve (aspettative soddisfatte/compiacenza) o non si deve (aspettative deluse/ribellione).

La consapevolezza di chi si è , delle proprie risorse e dei propri limiti, dei propri valori e delle proprie convinzioni , dei propri desideri e delle proprie contraddizioni, della propria storia  e dei propri vissuti è lo strumento necessario per poter comprendere i perché del proprio disagio e della propria impasse e quali risorse poter mettere in campo per riabilitarsi.

 


i miei ispiratori

Eric Berne

Sandor Ferenczi

Erich Fromm

Michel Foucault

George Orwell

Luigi Pirandello

Daniel Pennac

Samuel Beckett

Fedor Dostoevskij

Zygmunt Bauman

le mie frasi

Accettiamo l'amore che pensiamo di meritare

La cura non può essere peggiore della malattia

Spesso non sono le cose che dobbiamo cambiare , ma il nostro modo di percepirle e interpretarle

La diversità è il negativo della differenza, la sua caricatura perversa

La libertà esiste solo in funzione della responsabilità nei confronti della propria verità