Omosessualità e Omogenitorialità

Perchè occuparsi di omosessualità e omogenitorialità oggi?

Sono passati più di 40 anni da quando prima l'American Psychiatric Association e l'American Psychological Association  e poi l'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) hanno depennato l'omosessualità dal manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali sancendo finalmente la depatologizzazione dell'omosessualità e stabilendo che quest'ultima è una variante della sessualità umana. Ma le trasformazioni culturali sono molto lente perchè interessano complesse dinamiche intrapsichiche e interpersonali, nonchè meccanismi di potere, aspetti ideologici, credi religiosi, tradizioni apprese e trasmesse. Così l'omosessualità, dopo secoli di condanna e repressione, nonostante il cambio di paradigma in campo medico e psicologico, è rimasta e resta comunque sullo sfondo, oscurata dalla cultura eteronormativa impregnata di pregiudizi che continua a riservarle un posto di subalternità, di a-normalità o quasi-normalità, di devianza o peccato o quanto meno di imprevisto indesiderato.    

L'omosessualità e la bisessualità non previste e non desiderate hanno un alto potenziale stressogeno e traumatico che Meyer e Northridge hanno definito "minority stress" a sottolineare quanto il disagio vissuto è strettamente connesso all'essere una minoranza osteggiata. Gli aspetti del minority stress sono:

- lo stigma percepito inteso come anticipazione del giudizio negativo degli altri che porta a nascondersi, a non rivelarsi, a camuffare qualunque discorso o comportamento che potrebbe rivelare il proprio orientamento sessuale, certo che sarà criticato, condannato o oggetto di derisione.

- l'omofobia interiorizzata intesa come sentimenti di vergogna, di inadeguatezza e di colpa connessa al non essere eterosessuale in base all'equazione culturalmente definita eterosessualità=normalità

Il minority stress è un "compito evolutivo" aggiuntivo per i giovani non eterosessuali, più esposti a sviluppare sintomi e sofferenza psicologica soprattutto quando inseriti in un contesto non accogliente e inclusivo, ma è anche una sfida pressoché quotidiana per tutte le persone omosessuali e bisessuali (per queste ultime si aggiungono pregiudizi specifici che prendono il nome di bi-fobia).

Questa sfida al pregiudizio e agli stereotipi, alle tradizioni e alle consuetudini, interessano ancora di più le coppie omosessuali che scelgono di realizzare un desiderio di genitorialità. I genitori omosessuali sono osteggiati, criticati, controllati, guardati con sospetto, studiati e osservati nonché non tutelati, non protetti e non riconosciuti. Vissuti di inadeguatezza tipici della neogenitorialità si sommano alla non accettazione sociale-politica-religiosa, al non riconoscimento, al senso di ingiustizia e di repressione.

La psicologia oggi è chiamata a rispondere a questi bisogni e questi vissuti facendo da ponte verso l'evoluzione e l'innovazione della cultura, allargando le maglie di ciò che oggi è normale al fine di promuovere benessere per i singoli e la collettività.      

Di cosa mi occupo

  • Accompagnare le coppie omosessuali nel progetto di genitorialità fornendo sostegno strumentale, informativo, emotivo e psicologico
  • Favorire la genitorialità consapevole implementando corsi e percorsi, specifici per neo-genitori omosessuali, che trattano tutti gli aspetti dell’omogenitorialità, da quelli psicologici, a quelli pratici e giuridici  
  • Sostenere psicologicamente le coppie omosessuali nella procreazione assistita e nella gestazione per altri
  • Fornire informazioni sulle tecniche di procreazione assistita e di gestazione per altri, sulle strutture sanitarie che offrono questi servizi, su tempi, costi e procedure    
  • Sostenere le coppie omosessuali nella loro quotidianità attraverso interventi di mediazione per risolvere conflittualità, difficoltà comunicative-relazionali, problematiche sessuali, disagi psicologici
  • Aiutare i singoli e le coppie ad accogliere il proprio orientamento sessuale contrastando le varie forme di omofobia interiorizzata
  • Sostenere i singoli e le coppie nel processo di coming-out
  • Favorire il confronto delle persone omosessuali con i propri genitori, sanando conflittualità e incomprensioni
  • Sostenere e aiutare i genitori degli omosessuali nell’ accettazione e accoglienza dei figli omosessuali superando barriere generazionali   
  • Implementare iniziative per ripensare il tema della genitorialità alla luce dei nuovi modelli familiari

Coppie omosessuali

Alcune coppie incontrano delle difficoltà nel vivere un amore omosessuale. 

Le difficoltà di una coppia omosessuale sono spesso legate al disagio che uno o entrambi i partner vivono rispetto alla propria identità sessuale e al timore di un giudizio negativo da parte di parenti, amici, colleghi di lavoro. 

Il disagio può creare una sofferenza psicologica o tensioni e conflitti all'interno della coppia, fino alla rottura e alla separazione o allo sviluppo di dinamiche relazionali patologiche. 

Il disagio può essere amplificato nel momento in cui il desiderio di un'unione pubblica e riconosciuta o di una genitorialità entra in conflitto con un profondo senso di inadeguatezza e con l'impossibilità di riconoscersi all'interno di ruoli di genere socialmente riconosciuti e assegnati. 

La rinuncia, il diniego, la repressione dei propri desideri possono generare una rottura del legame o uno stato di sofferenza prolungata. In questi casi è molto importante un sostegno psicologico volto ad aiutare la coppia a riconoscere le cause inconsce del disagio personale e/o di coppia, in particolare quello connesso allo stigma sociale e all'interiorizzazione dello stesso.

I genitori e l'omosessualità di un figlio

I genitori delle persone omosessuali si trovano spesso in difficoltà ad accettare l'identità sessuale del figlio o la scelta di quest'ultimo di diventare genitore all'interno di un'unione omosessuale.

Il divario generazionale spesso rende complesso per un genitore comprendere e accettare un figlio che devia marcatamente da quelle che erano ( e talvolta sono ancora) le aspettative familiari e culturali circa l'orientamento sessuale e la vita familiare.

Molti genitori si sentono desiderosi di accogliere, ma fanno fatica a superare i pregiudizi propri, ma anche di parenti, amici, conoscenti, divisi talvolta tra il bisogno di essere dalla parte del figlio e i pregiudizi sull'omosessualità.

Alcuni genitori si sentono in colpa o pensano di avere sbagliato qualcosa, altri provano a far cambiare idea al proprio figlio, altri ancora fingono di aver accettato, ma poi sperano che qualcosa cambi.

La differenza generazionale rende i genitori sprovvisti di strumenti per affrontare i propri sentimenti contrastanti. E' necessario che questi genitori siano accompagnati in un percorso di accoglimento dell'omosessualità del figlio, che passa anche attraverso il poter esprimere serenamente le proprie perplessità e i propri dubbi. 

E come fare poi se un figlio omosessuale decide di avere un figlio col proprio partner?

Anche in questo caso i genitori, vanno aiutati e accompagnati a comprendere e a ritrovare il proprio ruolo di nonni in un modello familiare nuovo e differente dal loro. 

 

Omofobia e discriminazione

Da quando l'O.M.S. ha riconosciuto l'omosessualità come una variante naturale del comportamento umano, molti omosessuali si sono finalmente visti riconosciuti il diritto più importante: quello ad essere se stessi. Alcuni hanno visto riconosciuti anche i diritti civili (matrimonio, adozione), tuttavia ancora molti passi devono essere fatti per poter sancire una reale uguaglianza. La società è ancora intrisa di pregiudizi e stereotipi che portano a discriminare gli omosessuali finanche ad arrivare a gesti e comportamenti di violenza. La discriminazione degli omosessuali prende il nome di omofobia ed ha le stesse caratteristiche del razzismo, dell'antisemitismo, della xenofobia, del sessismo, ecc. Quella stessa omofobia attraversa e permea le coscienze individuali degli stessi omosessuali generando spesso quella che viene definita l'omofobia interiorizzata. I pregiudizi infatti fanno parte di un bagaglio culturale trasmesso di generazione in generazione e così quell'omofobia diventa parte del proprio sè: molti omosessuali negano il proprio orientamento sessuale, non riescono ad accettarlo o vivono nell'ombra e nel segreto il loro amore. Alcuni arrivano anche a sviluppare sintomi per reprimere desideri e sentimenti vissuti come peccaminosi e deprecabili.

E' fondamentale per costoro essere aiutati ad accogliere e accettare il proprio sentire, a non negarlo, a non nasconderlo, a non reprimerlo, ristrutturando concezioni obsolete di ciò che caratterizza la femminilità e la virilità, superando ideologie basate sui ruoli di genere socialmente determinati e sulla superiorità dell'orientamento eterosessuale.    

 

 

Articoli

Dichiarazioni ufficiali dell’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry sui temi LGBT

Police statement 2009 in tema di genitori LGBT 

Tutte le decisioni in materia di affidamento e di diritti dei genitori devono poggiare sull’interesse del bambino. Non ci sono prove che suggeriscano o supportino che i genitori che sono lesbiche, gay, bisessuali, transgender siano di per sé  superiori o inferiori o che siano carenti nelle competenze e nelle cure genitoriali e nell’attaccamento rispetto ai genitori eterosessuali. Non ci sono prove credibili che dimostrino che l’orientamento sessuale o l’identità di genere di un genitore incida negativamente sullo sviluppo del bambino.

Individui Lesbiche, gay, bisessuali, transgender storicamente sono stati sottoposti a un esame più rigoroso rispetto alle persone eterosessuali circa i loro diritti di essere o diventare genitori. L’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry si oppone a qualsiasi discriminazione basata sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere degli individui rispetto al diritto di essere genitori.

Police Statement 2009 in materia di discriminazione e diritti LGBT

L’American Academy of Child & Adolescent Psychiatry rifiuta ogni discriminazione pubblica e privata basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere delle persone di ogni età, in particolare in materia di occupazione, servizio militare, abitazione, servizi pubblici, associazioni, permessi, promozioni o nomine, istruzione , formazione, matrimonio, adozione, affido, genitorialità, o carica pubblica.

L’ AACAP afferma il diritto di tutte le persone  al proprio orientamento e identità senza interferenze o interventi coercitivi che tentino di cambiare l’orientamento sessuale o l’identità di genere.

Inoltre, l’AACAP condanna qualsiasi restrizione in materia di occupazione o di servizi basata sull’orientamento sessuale o sull’identità di genere nelle posizioni che comportino la fornitura di servizi o trattamenti a bambini e adolescenti. 


Risoluzione sulla parità dei diritti per gli omosessuali nella comunità approvata dal Parlamento Europeo l'8/2/1994

Relatrice: Claudia RothIl Parlamento Europeo, viste le proposte di risoluzione presentate dagli onorevoli:

a) Blak e Jensen su una discriminazione in relazione alla libera circolazione (B3 00884/92),

b) Bettini e altri sul riconoscimento delle unioni civili per le coppie formate da individui dello stesso sesso (B3 1079/92),

c) Lomas sui diritti civili per omosessuali e lesbiche (B3 1186/93), vista la sua risoluzione del 13 marzo 1984 sulla discriminazione sessuale nel luogo di lavoro, vista la sua risoluzione del 15 marzo 1991 su un programma d’azione nel quadro del programma 1991-1992 “Europa contro l’AIDS”, viste le sue raccomandazioni riguardo alle molestie sessuali sul luogo di lavoro e le relative disposizioni per la protezione degli omosessuali, vista la relazione “Homosexuality, a Community Issue” (Omosessualità, un problema comunitario), presentata dalla Commissione sulle conseguenze per gli omosessuali della realizzazione del mercato interno europeo, vista la sua risoluzione dell’8 luglio 1992 su una Carta europea dei diritti dei bambini, viste le discriminazioni legali ancora esistenti in taluni stati membri nei confronti degli omosessuali, visto il progetto di direttiva per la lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale nel mondo del lavoro e n altri ambiti giuridici, elaborata dall’associazione tedesca dei gay SVD, viste la legge sulla “unione registrata” in Danimarca ed altre leggi contro la discriminazione degli omosessuali, visto l’articolo 18 del “Local Government Bill” nel Regno Unito, visto l’articolo 45 del suo regolamento, vista la relazione della Commissione per le libertà pubbliche e gli affari interni (A3 0028/94),

A. considerando il suo impegno per la parità di trattamento di tutte le cittadine e tutti i cittadini indipendentemente dal loro orientamento sessuale,

B. considerando la maggiore “visibilità” pubblica delle lesbiche e dei gay e la crescente molteplicità degli stili di vita,

C. considerando che, nonostante tali mutamenti, in molti settori della società, sono tuttora esposti, spesso fin dalla prima giovinezza, a derisione, intimidazioni, discriminazioni e perfino a violenze,

D. considerando che in molti stati membri i mutamenti sociali richiedono un corrispondente adeguamento delle vigenti norme civili, penali e amministrative, affinché possano essere eliminate le discriminazioni dovute all’orientamento sessuale, e che in taluni stati membri tali adeguamenti sono stati già realizzati,

E. considerando che l’applicazione da parte degli Stati membri di norme discriminanti in alcuni settori nei quali vige il diritto comunitario comporta una violazione dei principi fondamentali dei trattati comunitari e dell’Atto unico, in particolare per quanto riguarda la libera circolazione ai sensi dell’art. 3 del trattato CEE,

F. considerando la responsabilità della Comunità europea, nell’ambito della sua attività e delle sue competenze, per la parità di trattamento di tutte le cittadine e di tutti i cittadini indipendentemente dal loro orientamento sessuale,

1. ribadisce la convinzione che tutti i cittadini debbano ricevere lo stesso trattamento indipendentemente dal loro orientamento sessuale;

2. ritiene che la Comunità europea abbia il dovere, in tutte le norme giuridiche già adottate e che verranno adottate in futuro, di dare realizzazione al principio della parità di trattamento delle persone indipendentemente dal loro orientamento sessuale;

3. è convinto altresì che la tutela dei diritti dell’uomo debba trovare più efficace espressione nei trattati comunitari ed invita pertanto le istituzioni della Comunità a predisporre, nel quadro della riforma istituzionale prevista per il 1996, la creazione di un organismo europeo che possa garantire l’attuazione della parità dl trattamento senza distinzione di nazionalità, convinzioni ideologiche, colore della pelle, sesso, orientamento sessuale o altre caratteristiche;

4. invita la Commissione e il Consiglio, quale primo passo verso una maggiore tutela dei diritti dell’uomo, a procedere all’adesione della Comunità alla Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell’uomo, come previsto dal programma di lavoro della Commissione per il 1990;

5. invita gli Stati membri ad eliminare tutte le disposizioni di legge che criminalizzano e discriminano i rapporti sessuali tra persone dello stesso sesso;

6. chiede che i limiti di età stabiliti a fini di salvaguardia siano uguali per i rapporti omosessuali e per quelli eterosessuali;

7. chiede che si ponga termine alla disparità di trattamento delle persone con orientamento omosessuale nelle norme giuridiche e amministrative concernenti la previdenza sociale, nelle prestazioni sociali, nel diritto di adozione, nel diritto successorio e in quello delle abitazioni nonché nel diritto penale e in tutte le relative disposizioni di legge;

8. rivolge un appello al Regno Unito affinché abolisca le disposizioni discriminatorie volte ad impedire una presunta propagazione dell’omosessualità, ripristinando quindi la libertà di opinione, di stampa, di informazione e di espressione scientifica e artistica per le cittadine e i cittadini omosessuali e per tutto ciò che riguarda il tema “omosessualità”; invita tutti gli Stati membri a rispettare in futuro tali diritti alla libertà di opinione;

9. invita gli Stati membri a vietare in tutti i settori ogni discriminazione basata sull’orientamento sessuale ed ad aprire alle coppie omosessuali tutti gli istituti giuridici a disposizione di quelle eterosessuali ovvero a creare per le prime istituti sostitutivi equivalenti;

10. chiede agli Stati membri di adottare misure e di intraprendere campagne, in cooperazione con le organizzazioni nazionali delle lesbiche e dei gay contro gli atti di violenza di cui sono vittime in misura crescente gli omosessuali, e di assicurare che gli autori di tali atti di violenza vengano sottoposti a procedimento giudiziario;

11. invita gli Stati membri ad adottare misure e intraprendere campagne, in cooperazione con le organizzazioni nazionali delle lesbiche e dei gay, contro tutte le forme di discriminazione sociale nei confronti degli omosessuali;

12. raccomanda agli Stati membri di prendere misure per assicurare che le organizzazioni sociali e culturali di donne e uomini omosessuali accedano ai fondi nazionali sulla stessa base di altre organizzazioni sociali e culturali, che le loro domande siano valutate secondo gli stessi criteri applicati alle domande di altre organizzazioni e che non risultino penalizzate dal fatto di essere organizzazioni di donne o uomini omosessuali;

13. chiede alla Commissione di presentare una proposta di direttiva del Consiglio per la lotta contro la discriminazione basata sull’orientamento sessuale;

14. la predetta direttiva dovrebbe quanto meno disporre che – sia garantita la parità di trattamento degli omosessuali e degli eterosessuali nella Comunità, – per “orientamento sessuale” si intenda, ai sensi della direttiva, l’orientamento sessuale verso il proprio o l’altro sesso, – per ” discriminazione legata all’orientamento sessuale” si intenda qualsiasi disparità di trattamento, sul piano giuridico, dei singoli individui, comunità o associazioni di omosessuali quali persone giuridiche nei confronti di altri singoli individui, comunità o persone giuridiche, segnatamente:

a. i diversi limiti di età a seconda che l’atto sia compiuto da un omosessuale o da un eterosessuale,

b. lo stile di vita di omosessuali perseguibile quale oltraggio al pubblico pudore o reato contro il buon costume,

c. qualsiasi discriminazione in sede del diritto del lavoro e di diritto disciplinare pubblico,

d. il licenziamento di omosessuali occupati nelle comunità ecclesiastiche e religiose,

e. qualsiasi discriminazione in sede di diritto penale, civile, contrattuale ed economico,

f. la mancata promozione per omosessualità, di un soldato o ufficiale di ambo i sessi,

g. la considerazione dell'”omosessualità” quale fattore di rischio,

h. la registrazione in base di dati dell’orientamento sessuale di un individuo, a sua insaputa e senza il suo accordo, ovvero il non autorizzato inoltro o utilizzo per altri scopi di dette informazioni,

i. un divieto di matrimonio fra individui dello stesso sesso in mancanza di un equivalente istituto giuridico dell’unione registrata per coppie di pari sesso,

j. la mancata ammissione di coppie omosessuali a esistenti istituti giuridici alternativi al matrimonio ovvero l’esclusione delle coppie omosessuali dai regimi giuridici positivi per comunità eterosessuali non coniugali,

k. il mancato riconoscimento nel diritto privato internazionale degli stati membri di matrimoni di stranieri omosessuali ovvero di unioni registrate,

l. il rifiuto del diritto di adozione e di affidamento,

m. il ricovero in istituti psichiatrici ovvero il trattamento terapeutico di giovani omosessuali finalizzato a modificarne l’orientamento sessuale,

n. le restrizioni alla pubblicizzazione delle espressioni culturali e dei modi di vita degli omosessuali di ambo i sessi,

o. il divieto o le riduzioni delle sovvenzioni a istituti sociali e culturali di lesbiche e gay, –

Va vietata la repressione delle pratiche omosessuali nei penitenziari oltre che la discriminazione dei detenuti omosessuali in sede di assegnazione di celle comuni, ovvero di sospensione condizionale della pena, – gli omosessuali di ambo i sessi provenienti da stati terzi, incriminati per omosessualità nei loro paesi di origine, hanno un diritto all’asilo nella Comunità, – la Commissione presenta al Parlamento, a scadenza quinquennale, una relazione sulle condizioni degli omosessuali di ambo i sessi nella Comunità, – gli Stati membri sono tenuti ad emanare, entro e non oltre quattro anno dall’entrata in vigore della direttiva, le modifiche alle disposizioni regolamentari ed amministrative necessarie per adeguarsi alla stessa e che ne debbono informare, senza indugio,

15. invita la Commissione a insediare una task force composta da membri interni ed esterni, con i seguenti compiti, – predisporre una dichiarazione in cui la Comunità si impegna a lottare, nell’ambito della sua sfera di competenze, contro qualsiasi discriminazione legata all’orientamento sessuale, – riesaminare il vigente regolamento del personale in ordine a qualsiasi forma di discriminazione sul lavoro legata all’orientamento sessuale, avendo cura di sopprimerla, onde fungere in veste di datore di lavoro, da esempio a tutte le altre istituzioni comunitarie, autorità nazionali ed imprese, – riesaminare le vigenti e previste disposizioni concernenti il mercato interno e la Carta sociale in ordine ai loro riflessi discriminatori a carico degli omosessuali di ambo i sessi, essendo inteso anche in particolare le direttive sulle parità ovrebbero estendersi anche alla prevenzione della discriminazione legata all’orientamento sessuale, – riesaminare le possibilità di cui dispone la Commissione per affiancare le autorità nazionali e le organizzazioni non overnative nella lotta alle discriminazioni legate all’orientamento sessuale;

16. invita il suo Presidente a trasmettere la presente risoluzione al Consiglio, alla Commissione, ai Governi e ai Parlamenti degli Stati membri e degli Stati candidati all’adesione.


Terapie riparative e ideolologia omofoba

Non è un mistero che nella nostra società ancora dilaga la visione dell’omosessualità come patologia o anomalia, alimentata anche da alcuni psichiatri e psicologi che aderiscono alle cosiddette terapie riparative, definite prive di qualunque fondamento scientifico sia dall’A.P.A. che dall’O.M.S.. 

Ciononostante la propaganda di cura incontra sempre seguaci e sostenitori reazionari, conservatori e omofobi.

Il punto di partenza delle terapie riparative è studiare le cause dell’omosessualità ricercando quelle esperienze, ovviamente di natura traumatica, ritenute responsabili della “devianza”.

Ma perchè studiare le cause dell’omosessualità? Qualcuno ha mai studiato le cause dell’eterosessualità?

Già il fatto di indagare il perchè una persona è omosessuale nasconde una precisa visione eteronormativa che vede nell’omosessualità un pezzo rotto da riparare affinché l’ingranaggio ideologico conservatore ritorni a funzionare perfettamente e senza falle.

L’omosessualità è sempre esistita nell’umanità, ma non sempre è stata un problema.

Nell’antica Grecia veniva considerata come aspetto fondamentale della crescita dell’individuo, anzi il vero amore era considerato quello omosessuale mentre i rapporti eterosessuali erano esclusivamente finalizzati alla riproduzione.

Solo successivamente, con la caratterizzazione della famiglia naturale di stampo cristiano, l’omosessualità non trova più spazio e non sapendo dove collocarla, finisce per diventare prima un peccato e una degenerazione, poi un reato, infine una devianza e una malattia.

E ancora oggi è pietra di scandalo, qualcosa che fa scalpore e muove il gossip e il pettegolezzo. Come tutto ciò che esce da un ordine precostituito e preconfezionato,  l’omosessualità trova un senso solo nell’essere un errore, un difetto di produzione.

Sempre messa all’angolo, semplicemente non prevista, suscita scandalo perchè inaspettata, come qualunque imprevisto nella società del controllo a tutti i costi.

Perchè allora non educare sin dall’infanzia alle differenze? Perchè non rendere possibile e prevedibile ciò che già esiste?

Perchè un’educazione inclusiva che tenga conto delle varie espressioni e forme dell’amore e della famiglia deve far nascere una guerra ad una presunta ideologia gender che vorrebbe inquinare le menti vergini delle giovani creature? Perchè un family day a difesa della famgilia tradizionale che nessuno sta attaccando, che nessuno sta mettendo all’angolo?

E’ il paradosso delle guerre difensive: attaccare per difendersi da un possibile nemico!

Ma dov’è il nemico? Sembra di essere in un meccanismo paranoico di massa che proietta in chi chiede di essere accolto una volontà distruttiva.

Volendo trarre delle conclusioni possiamo chiederci: cosa riparano queste terapie riparative? Qual è il loro scopo ultimo?

Ciò che in fondo cercano (si illudono) di poter riparare è la differenza: ignorare la differenza, castrarla fino a ridurre la verità ad una definizione normativa.


Omofobia e sintomi

Innanzitutto sfatiamo subito dei possibili fraintendimenti: l’omosessualità non genera sintomi, nè tantomeno sono traumi e malattie che creano l’omosessualità, che non è una scelta, ma un’identità.

Quello che invece ha un potenziale stressogeno e traumatico sulla persona omosessuale è l’omofobia, all’origine di veri e propri sintomi e di una sofferenza atroce.

Quando un uomo o una donna sente nascere in sè un desiderio omeorotico, un’attrazione per una persona del suo stesso sesso vive molto spesso una sensazione di grande smarrimento, sgomento e spesso vergogna. Tutte emozioni che sono perfettamente comprensibili in una società che è fondata su stereotipi di genere che strutturano l’identità personale e sociale e influenzano le scelte affettive/sessuali orientandole in una direzione chiara e stabilita. Quella stessa direzione chiara e stabilita non prevede un’alternativa socialmente accettata, accettabile e sdoganata. E’ chiaro dunque che il riconoscimento di un’omoaffettività fa crollare delle certezze, fa sentire strani, diversi, sbagliati, ma solo perchè quella possibilità non era in origine messa in conto, non c’era stata un’educazione all’amore che contemplasse la possibilità di avere un orientamento omosessuale o bisessuale. Quando il clima in cui si cresce è eccessivamente eteronormativo l’omosessuale può sentire quel desiderio come una colpa di cui liberarsi, un peccato da espiare. Il tentativo di liberarsi  del proprio desiderio, che è per sua natura impossibile, provocherà sintomi e sofferenza.

Il conflitto tra un desiderio inaccettabile e la proibizione/negazione dello stesso è il presupposto di ciò che viene definita omofobia interiorizzata. Dunque è l’omofobia, quel conflitto insoluto, che genera un disagio. Un disagio che può esprimersi sul corpo e attraverso il corpo, vissuto come origine e causa del desiderio peccaminoso. E’ il caso, ad esempio, del cutter come forma di espulsione di una pulsione inaccettabile o dei sintomi alimentari come tentativo di controllare quel desiderio che sfugge al controllo, di negarlo nella restrizione, di affogarlo nelle abbuffate o di vomitarlo.

Questo ovviamente non significa che tali patologie così complesse e multifattoriali siano esclusivamente frutto di un’omosessualità negata, ma semplicemente osservare quanto l’omofobia interiorizzata può essere una delle cause di sintomi mortali e proprio per questo necessita di essere considerata come una vera patologia, che ha bisogno di essere adeguatamente trattata.


 Evoluzioni E Rivoluzioni Pubblicitarie: Gli Spot GayFriendly

La storia ci insegna che le rivoluzioni le fa il popolo, promotore di trasformazioni e evoluzioni che precedono un cambiamento normativo e legislativo. Oggi ancor di più la cultura pop, quella accessibile a tutti, quella dei mass media, dello sport, dei vip, ci propone messaggi avanguardistici che, al di là di qualche sguardo conservatore scettico e scandalizzato, porta una ventata di innovazione e dà visibilità a tutti gli amori, anche quelli omosessuali, che per secoli sono stati costretti all’invisibilità e al silenzio.

E cosa meglio della pubblicità può portare in tutte le case una nuova visione dell’omosessualità, presentata con grande naturalezza e serenità?

Già da qualche anno numerosi sono stati i brand che hanno proposto negli spot una nuova visione, ripulita dello stigma, dell’omosessualità. Una geniale trovata di marketing? Sicuramente, ma qualunque sia il motivo, non possiamo non riconoscere che queste iniziative possono nel tempo permettere una sempre maggiore accoglienza di tutte le forme di sessualità, di amore e di famiglia.

Vediamo qualche esempio italiano.

Ikea, davvero all’avanguardia, nel 2011 propone cartelloni pubblicitari con un’inconfutabile e indiscutibile aperto appoggio all’amore omosessuale: “Siamo aperti a tutte le famiglie”. L’utilizzo del termine famiglia accostato all’immagine di una coppia gay contiene un messaggio carico di significati simbolici: una rottura dei principali stereotipi e pregiudizi proponendo un’eguaglianza non solo sul piano dei diritti ma anche da un punto di vista concettuale e terminologico.

 

IKEA

 

A ruota segue Eataly che, ricopiando il motto di IKEA, esprime il suo sostegno alle famiglie omosessuali e lo fa con un messaggio che sembra un manifesto di propaganda politica. Un palese sì al diritto a crearsi una famiglia per le coppie omosessuali e un netto no alla discriminazione.

 

EATALY

 

Nel 2012 Ikea chiarisce nuovamente la sua posizione con un altro spot pubblicitario gay-friendly in cui due ragazzi, dopo un rapido sguardo d’intesa, decidono di unire i loro letti singoli per farne uno matrimoniale, mentre lo storyteller recita “Basta essere se stessi”: un’esortazione a vivere il proprio amore, a non negarsi e a non nascondersi. E’ interessante che lo spot sia incentrato sul cambiamento, su come sia necessario davvero poco per cambiare. In quest’ottica essere se stessi diventa una strategia per fare evolvere la società, per essere riconosciuti, per uscire dall’invisibilità sociale con cui spesso si collude.

 

 

 

Nel 2013 è il turno dell’azienda di materassi Dorelan che nella carrellata di immagini, contesti e situazioni del suo spot propone anche quella di una coppia di donne che si abbracciano passionalmente su uno dei materassi della ditta. La voce narrante sottolinea il “sostegno del materasso” nelle scelte impopolari. Ora è chiaro che l’azienda fa il suo mestiere e il suo obiettivo è vendere, e sappiamo tutti che non è certo un materasso a poter fornire un’alternativa ad un’accettazione sociale, familiare, culturale; ma l’immagine proposta ha comunque un potenziale trasformativo sulle rappresentazioni sociali. Mostrare due donne insieme su un materasso allude ad un omoerotismo femminile che nell’immaginario comune non esiste, o forse esiste quasi esclusivamente nella pornografia maschilista. Sebbene infatti la cultura si sia aperta (apparentemente) alla libertà sessuale della donna, questa comunque è appannaggio del maschio eterosessuale che può goderne, lungi dall’essere l’espressione di un piacere femminile tout court. Ecco quindi che la pubblicità dei materassi Dorelan acquista un posto d’onore nelle “pubblicità-progresso” con questa bellissima apertura all’amore saffico e alla sessualità femminile.

 

 

 

 

Continuando la nostra carrellata degli spot gay-friendly soffermiamoci su un interessante fenomeno di “buoncostume” definito dai giornali “guerra della pasta” che nel 2013 ha visto molti pastifici schierati dalla parte dell’uguaglianza e del sostegno agli omosessuali contro l’azienda Barilla, dopo le dichiarazioni omofobe del suo presidente. Una sorta di gay-pride culinario che ha visto “sfilare” diversi spot e campagne a sostegno dell’amore per tutti. Dal pastificio Campi alla pasta Garofalo, dalla Misura alla Buitoni molte aziende hanno proposto simpatici claim antiomofobia.

 

 

Nel 2014 è il turno della Findus che propone uno spot sul coming out. Protagonisti sono una mamma e un figlio a cena insieme. Il figlio propone alla mamma nuove ricette sottolineando la bellezza di nuovi sapori prima di rivelare alla mamma che Gianni non è solo il suo coinquilino, ma il suo compagno. La scena si conclude con la mamma che mostra una meravigliosa accoglienza e accettazione della relazione. Come sempre la pubblicità vende sogni proponendo scenari “fiabeschi” che non sempre descrivono la realtà! Tutti infatti sappiamo che non sempre un genitore si mostra così accogliente rispetto all’omosessualità di un figlio, ma alla Findus va comunque riconosciuto il merito di aver guardato alla tematica in oggetto da questa angolazione e chissà che non abbia insegnato qualcosa proprio ai genitori dei figli omosessuali!

 

 

 

Arriva poi la Vodafone che nella pubblicità che promuove la rete 4G esprime il suo appoggio all’omogenitorialità con un messaggio che sul piano dei contenuti è davvero un capolavoro. Nelle prime scene si vede una donna nella sala d’attesa di un ospedale piuttosto agitata e impaziente. Fabio Volo, che fa da voce fuori campo, dopo aver espresso la necessità di avere pazienza, di fare le cose un passo alla volta (quasi a voler rassicurare e tranquillizzare chi da troppo tempo aspetta e ha fretta di un’evoluzione) ci ripensa con un’esortazione e un plauso al coraggio di cambiare. A quel punto la donna entra nella stanza dove la sua compagna ha appena partorito e la scena si chiude con un tenero abbraccio familiare. Alla Vodafone il merito di aver mostrato, per la prima volta in uno spot italiano, una famiglia omogenitoriale e aver sottolineato la spinta evolutiva che essa porta con se. Interessante anche il monologo di Fabio Volo che esprime brillantemente i dubbi e le perplessità della società (e degli stessi omosessuali) sul tema omogenitorialità per poi schierarsi a favore del progresso.

 

 

 

E sul tema omogenitorialità bellissimo è lo spot Disney di Natale 2015. Una lettera di auguri davvero inclusiva rivolta a tutti i bambini e a tutte le famiglie, che esalta le differenze familiari come un valore aggiunto e al di là delle singole differenze recupera il senso profondo dei legami familiari oltre ogni stereotipo socio-culturale.

 

 

 

Questi sono solo alcuni esempi di una tendenza di marketing in crescita, e sicuramente negli anni a venire vedremo sempre più pubblicità che trattano temi omosessuali, almeno finché la moda sarà questa e finché queste tematiche faranno scalpore e interesseranno l’opinione pubblica, con un ritorno di immagine per l’azienda. Ma visto che a volte il fine giustifica i mezzi (o per meglio dire i vantaggi commerciali) non possiamo che accogliere positivamente queste iniziative che contribuiscono a modificare le rappresentazioni sociali del vasto pubblico in tema di omosessualità.