Riabilitazione psicoaffettiva e psicosessuale

La riabilitazione psicoaffettiva e psicosessuale è rivolta ai singoli e alle coppie che nella propria vita incontrano delle difficoltà nella sfera affettiva-amorosa-sessuale.

“Non siamo mai così privi di difese come nel momento in cui amiamo” diceva Freud e infatti nell’affettività si manifestano la maggior parte delle nostre difficoltà.

Bisogni infantili insoddisfatti, condizionamenti familiari e socio-culturali, paure, insicurezze, ferite e traumi storici spesso invadono il campo delle relazioni amorose generando sofferenza, disagio quando non vere e proprie patologie in campo affettivo e sessuale.

Allo stesso modo l’educazione ricevuta o mancata, i tabù, le credenze personali, i desideri e le fantasie (consapevoli o inconsapevoli, accolti o negati, repressi o accettati) così come la percezione o l’interpretazione del comportamento dell’altro possono generare angoscia o disagio e alterare o inibire la vita affettiva e sessuale. 

 

Di cosa mi occupo:

- disfunzioni sessuali

- inibizioni e fobie sessuali

- difficoltà relazionali

- bulimia affettiva 

- orientamento sessuale e identità di genere

- educazione sessuale

- educazione affettiva

- dipendenza affettiva

- dipendenza sessuale


LA DISFUNZIONE ERETTILE

L’esperienza della mancata o della perdita dell’erezione rappresenta per ciascun uomo un evento drammatico che attiva vissuti di fallimento, di inadeguatezza, di incapacità, di perdita della propria virilità e di insicurezza identitaria.

Si tratta di una profonda ferita narcisistica che coinvolge l’intera immagine di sé e fa sentire vacillare la propria identità maschile, attivando veri e propri sentimenti di  impotenza.

Di fronte ad esperienze così emotivamente dolorose è molto frequente che si generino reazioni ansiose che attivano un circolo vizioso che alimenta il sintomo.

L’ansia da prestazione infatti impedisce di approcciarsi serenamente ad un rapporto sessuale generando o un calo del desiderio e un ritiro dalla sessualità o un bisogno compulsivo di mettersi costantemente alla prova per negare il disagio o  per tentare forzatamente di superarlo. L’ansia da prestazione non fa altro che alimentare il deficit erettile perché toglie spontaneità al rapporto sessuale attivando un ipercontrollo sulle proprie risposte sessuali.

Dopo le prime esperienze deficitarie il senso di inadeguatezza di sé e la vergogna portano a farsi domande sui motivi della disfunzione, non potendo più far riferimento a motivazioni banali come la stanchezza o la distrazione.

Spesso si pensa immediatamente e in modo difensivo ad un possibile deficit organico perché apparentemente più controllabile e risolvibile e soprattutto perché permette di esternalizzare la problematica e di deresponsabilizzarsi rispetto ad eventuali motivazioni psicologiche ed emotive che chiamano in causa se stessi e i propri vissuti.

Sicuramente è possibile che il deficit sia di natura organica ed è per questo che è consigliabile un consulto da un andrologo, ma il più delle volte emergono motivazioni intrapsichiche e interpersonali alla base della disfunzione che richiedono un percorso psicosessuologico.

E’ possibile differenziare un deficit erettile di natura organica o psicogena anche valutando la presenza di erezioni spontanee notturne e l’efficacia dell’erezione durante la masturbazione.

Ma veniamo a quelle che possono essere le motivazioni psicologiche che portano al manifestarsi di quello specifico sintomo sessuale. E’ possibile distinguere delle motivazioni individuali piuttosto che delle motivazioni in capo alla coppia.

Il deficit erettile infatti può essere espressione di una conflittualità esplicita, latente o repressa della coppia oppure essere frutto di un’alleanza patologica della coppia stessa, che mantiene e alimenta le difese personali di entrambi, le cui radici spesso affondano nella storia individuale e nello sviluppo psicosessuale di ciascuno.

Ma il sintomo sessuale può essere anche indipendente dal partner o da problematiche di coppia e rappresentare invece l’espressione di uno stato di sofferenza emergente o cronica, che può avere origini traumatiche, post traumatiche e/o difensive.

Non possiamo però non fare una riflessione sui fattori socioculturali che in modo diretto o indiretto agiscono sul sintomo o sul vissuto quando siamo in presenza di una disfunzione erettile, nonché sui tentativi di autocura del problema.

Il crollo della cultura maschiocentrica ha infatti portato ad una crisi generalizzata della virilità, con l’attivarsi di sentimenti diffusi di insicurezza rispetto alla propria mascolinità, prima sostenuta da una società che collocava l’uomo in una posizione di netta superiorità rispetto alla donna. Questa crisi postmoderna della virilità, che ha portato con sé il crollo del mito del “penis power” ha attivato in modo compensativo un aumento dei livelli di ansia da performance e il bisogno di essere sempre efficienti ed efficaci. Il mito della prestazione ha quindi soppiantato il mito del fallo infallibile, la cui potenza non è più data per scontata, ma appare subordinata al livello di prestazione messa in campo in ogni rapporto.

Da qui non stupisce il ricorso massiccio al Viagra & Co., che apparentemente assicurano prestazioni eccellenti senza mettersi in discussione.

 

Eppure anche il viagra, per quanto acclamato e bramato come pillola magica, non sempre permette la risoluzione del deficit erettile di natura psicologica e soprattutto anche laddove apparentemente ripara ciò che è fallato e fallisce, genera un meccanismo di dipendenza che alimenta un senso di insicurezza, inadeguatezza e impotenza personale.